Torna a L’Inno del Braciere
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Musica ascoltata durante la stesura:
https://www.youtube.com/watch?v=HlrmG6DSVQg
https://www.youtube.com/watch?v=HRkzIo0nB-8&t=108s
https://www.youtube.com/watch?v=T7gPkAIkLxg
Quindi, come sanno anche i governi di Doruga, Fanglong e Ornis, non c’è motivo di preoccuparsi di un Impero Zhuqiano. E, fino a quando Eldrick Reynolds non riesce a prendersi Castro Cristallo, direi che non dobbiamo nemmeno preoccuparci di un Impero Brumonese. A meno che non vi spaventi l’idea che qualcuno venga a chiedervi per favore di cedergli il vostro principato.
Il mare non era mai troppo agitato nella Baia di Castro Cristallo. I giorni peggiori erano quelli in cui soffiava il Cudione — il vento che spirava dritto da Sud. Allora le onde formavano cavalloni che intorpidivano l’acqua e facevano inclinare pericolosamente le imbarcazioni di ogni dimensione.
A Leone era capitato di trovarsi per mare in giornate di Cudione. Aveva temuto per la propria incolumità, visto che non sapeva nuotare, ma soprattutto aveva temuto che la colazione non gli sarebbe rimasta nello stomaco. La paura, però, gli era definitivamente passata quando aveva fatto esperienza della risacca, perché anche se le onde si erano fatte quasi totalmente piatte, l’effetto che avevano avuto sul suo stomaco era stato dieci volte peggio. Era stato allora che per lui l’inedina aveva iniziato a dare di granchio.
Quel giorno non c’era Cudione, né risacca. Ciononostante, l’idea di salire a bordo di quella nave gli faceva comunque torcere l’intestino.
Gli era sembrato eccessivo viaggiare a bordo di una fregata, invece che su una barca più piccola o su un semplice traghetto, ma non se ne sarebbe lamentato: la dimensione maggiore voleva dire che avrebbe percepito di meno il moto del mare. E poi, Leone doveva ammettere di essere almeno un po' curioso di vedere da vicino una delle navi della flotta reale.
Seduto su una bitta arrugginita si passava il bastone da una mano all’altra, saggiandone il peso e l’equilibrio, e osservava i marinai arrampicarsi sugli alberi vertiginosi della Anfisbena per issarne le vele. All’ondeggiare pigro dell’acqua del porto, le bocche rotonde dei cannoni scintillavano dalle aperture sul fianco della nave. Accanto a lui, Greta teneva lo sguardo basso sul pacchetto — ormai vuoto — che l’Astore aveva fatto recapitare loro.
Non l’avevano ancora visto, il loro adorato compagno di viaggio. Leone non aveva capito se era perché era uscito da palazzo prima o dopo di loro. In ogni caso gli aveva fatto recapitare il bastone, che Leone aveva scoperto non essere un semplice supporto, e delle bustine di carta, contenenti della polvere dall’odore amaro. Greta l’aveva identificata subito come radice di boscombo — un rimedio contro la nausea. Quella premura era stata completamente inaspettata, al punto che Leone l’avrebbe creduta un tentativo di avvelenarlo, se non era per il fatto che l’Astore aveva avuto molte altre occasioni di farlo fuori. Anzi, visti i suoi trascorsi colla Baia di Castro, Leone aveva preso subito il farmaco, per dargli tempo di agire.
«Come pensi che si salga là sopra?» Chiese Greta.
«Non sei mai stata a bordo di una nave, vero?» ricordò Leone. «Di solito si trascinano sul pontile delle scale, che si agganciano al fianco della barca.»
«Scale a pioli intendi?»
«No, no,» rispose subito, e Greta tirò un sospiro di sollievo. «È una rampa di scale — anche se forse un po' più ripida del normale — montata su un supporto di legno con delle ruote. Vedi? Ne arriva una,» disse, indicando un gruppo di uomini che stava spingendo una torricella di legno come quella che aveva descritto.