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Musica ascoltata durante la stesura:
https://www.youtube.com/embed/ealNYqATlkg?si=dySoNjrqIuKCkT5j
(Visto che YouTube ha questa fastidiosa tendenza a rimuovere dalla piattaforma tutti i video con la colonna sonora dei loro videogiochi, per fini di archiviazione userò questa didascalia per ribadire che questo qua sopra è Gateway Galaxy da Super Mario Galaxy)
Winter (L'Inverno) Op.8 No.4 F Minor: Allegro Non Molto
https://www.youtube.com/watch?v=UsuCYs7he0M
Che Malir guidi le vostre scelte, e che Uvian ci protegga tutti.
Distinti saluti,
Wilhelm Snell
Il frinire dei grilli, accompagnato dall’occasionale bubolare lugubre dei gufi, soffocava nel buio della notte il suono dei passi leggeri di Maia.
Aveva tanto da fare. Anche se aveva le gambe pesanti e i piedi indolenziti, non poteva rischiare di fermarsi — sarebbe stato praticamente chiedere di essere attaccata da un mostro. Inoltre camminare diventava tanto più sicuro quanta più distanza metteva tra sé e la Foresta Celata, e quanto più si avvicinava alla parte più popolosa dell’Altopiano Barricato. E poi, una volta superata la notte — e a quel punto con la sua andatura avrebbe dovuto raggiungere Poggio Picca — Maia doveva pensare a cosa bere e mangiare, a dove dormire, a come fare per continuare a vivere un passo alla volta. Ma, anche se sarebbe stato utile formulare un piano che fosse più complesso di “Sopravvivi”, non ci stava riuscendo.
Qualcosa frusciò nell’erba alla sua destra. Grazie a Doni qualcosa di troppo piccolo per essere un mostro. Forse una volpe, un gatto o simili. Doveva solo sperare che non fosse un cucciolo di cinghiale, e soprattutto che la madre non fosse vicina. Purtroppo i mostri non erano le uniche creature in grado di farle del male. Maia non si fermò e passò velocemente oltre, tenendo la mano stretta attorno all’impugnatura della spada di Zio Leo.
Pensare al da farsi sarebbe stato molto più semplice se solo non si fosse sentita così spaventata e confusa.
Si era promessa che non avrebbe pianto. Nessuna delle persone importanti nella sua vita l’avrebbe voluta vedere piangere. Sarebbe dovuta essere forte, proseguire lungo la strada a testa alta e petto in fuori, eppure, ogni volta che volgeva lo sguardo ai ricami brillanti del firmamento, sentiva le lacrime annebbiarle la vista.
Non aveva detto a Zio Leo che si fidava ciecamente di lui tanto per dire. Era certa che l’avesse cacciata per una ottima ragione, anche se in quel momento non riusciva a immaginare quale. Del resto, se si fosse semplicemente voluto sbarazzare di lei, non le avrebbe lasciato la sua spada come dono per il viaggio. Anzi, se proprio le avesse voluto male avrebbe potuto ferirla o — peggio — denunciarla all’Astore. Allora perché si sentiva così tradita?
Con le gambe che le imploravano pietà, Maia giunse sulla cima dell’ennesima collina, e si prese qualche istante per riprendere fiato. Ormai i suoi occhi si erano abituati all’oscurità, e il bagliore delle stelle e della luna piena illuminava la strada davanti a lei. Adesso doveva solo cercare di trovarne un riflesso nella piccola valle ai suoi piedi.