Torna a L’Inno del Braciere.
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Musica ascoltata durante la stesura:
https://www.youtube.com/watch?v=sFUbOMpilHY
https://www.youtube.com/watch?v=vfnMGgfJRE0
https://www.youtube.com/watch?v=ClCD56V3hBk
Considerate le mie parole provocatorie un monito: se io, dall’altro lato della Valdur, mi sono fatto un’idea sbagliata, se la potrebbero anche fare coloro che vi circondano. Non vorrei che la questione Brumonese diventasse il casus belli per una nuova guerra.
«Signore!» Qualcuno bussò alla porta, direttamente colle nocche sul legno e non col battente.
Leone, che non era riuscito a chiudere occhio per tutta la notte, si trascinò all’ingresso e fece del suo meglio per raddrizzare la schiena ed assumere un atteggiamento più signorile e composto di come si sentiva. Poi fece un respiro profondo e aprì la porta.
«Niko?» Chiese, aggrottando le sopracciglia. Di tutte le persone che dovevano passare quella mattina a fargli visita, non si aspettava proprio lui. In effetti, però, non erano molte le persone abbastanza ostinate da continuare a chiamarlo “Signore” quando il titolo appropriato sarebbe stato “Deputato”. Lo avrebbe dovuto riconoscere da quello e dalla strana bussata.
«Signore,» ripeté Niko. Il suo sguardo cadde sulla spada di Maia nella rastrelliera all’ingresso e parve ammorbidirsi un po’. «Dov’è Maia?»
Leone si sporse poco oltre la porta d’ingresso, per osservare la meridiana sulla parete del campanile che torreggiava su Colle degli Elci. L’inno di Sylion stava per rintoccare. L’Astore non gli aveva detto quando aveva intenzione di passare, ma si aspettava che sarebbe stato proprio tra la seconda e la terza ora.
«Non è qui,» sospirò. «Per di più sto attendendo visite, perciò devo chiederti di passare un’altra volta.» Leone fece per chiudersi in casa, ma Niko glielo impedì infilando il piede tra il legno della porta e quello dello stipite.
«Scusami, Signore,» gemette dallo sforzo, spingendo la porta contro Leone per aprirla completamente. «Ma devo assicurarmi che sta bene,» disse, passandogli oltre con uno spintone. Rimase disorientato per qualche istante, prima di individuare e oltrepassare la porta sul fondo della stanza che conduceva alle camere da letto.
«Ti ho detto che non è qui,» ripeté Leone, posandosi alla parete. Rassegnato all’idea che non sarebbe riuscito a trascinare Niko fuori, non chiuse la porta, nella speranza di fargli arrivare il messaggio.
Il Sergente si affacciò prima alla sua stanza da letto e poi all’altra. Ovviamente, a differenza di quella di Leone la camera in cui Maia avrebbe dovuto dormire era perfettamente in ordine. «Perché la sua spada è là se lei non è in casa?» Interrogò, indicando con un cenno del capo nella direzione di Leone.