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Musica ascoltata durante la stesura:
https://youtu.be/Iwd8Fpo8XP8?si=iPiUOsyQo2nFox2I
https://www.youtube.com/watch?v=gSKW6cIYc1w
La vostra preoccupazione per il mantenimento della pace nel nostro continente è lodevole, ma temo sia un po' insincera. Potete essere onesto con me: so che la vera ragione per cui vi state preoccupando è vostra figlia Evelina.
Con la fronte imperlata di sudore e i vestiti appiccicati alla pelle, Leone si sentiva soffocare nell’afa della calda giornata primaverile. Il clima di Colle era sempre stato piuttosto secco, salvo per l’occasionale raffica di vento che ricopriva il cielo di nubi temporalesche, ma la Foresta Celata era l’esatto opposto. La selva ad Ovest di Colle, infatti, si chiamava così per via della costante nebbia che la permeava e la nascondeva. E se la foschia c’era sempre stata, era peggiorata — come molto altro nella vita di Leone — da quando Re Eldrick era stato incoronato.
Non era certo di quanto lui e Niko stavano andando in profondità. Le tane dei mostri non erano mai troppo distanti dal perimetro del bosco, e quindi non avrebbero avuto bisogno di inoltrarsi di più di qualche centinaio di metri. Sfortunatamente era molto difficile orientarsi nella nebbia, coi rami degli alberi che solo dopo una ventina di metri già formavano un tetto quasi completamente impenetrabile alla luce del sole. Leone si era assicurato di portare una bussola, così da essere sempre cosciente della direzione in cui dovevano correre se andava tutto male, ma sperava di non averne bisogno.
Avanzavano lentamente, più o meno verso Sud. Niko stava davanti, trascinandosi dietro un carretto a mano che aveva preso in prestito da un contadino che aveva lasciato il suo campo incustodito. Ogni tanto si fermava, segnando gli alberi sulla sua destra con un pezzo di carbone che ormai gli aveva già completamente macchiato la mano di nero. Distavano solo qualche metro, eppure la sua sagoma era torpida nell’aria opaca. Leone, invece, lo seguiva, con l’arco in mano e una freccia già incoccata sulla corda.
Leone preferiva le spade, ma non era uno sciocco. I colpi da taglio funzionavano bene solo se gli avversari — uomini o mostri — non erano ricoperti da armatura, e Leone aveva già avuto un’esperienza abbastanza ravvicinata con una corazza ossea da sapere che, se proprio doveva combattere, non voleva affidarsi al colpire il mostro nei pochi punti esposti per vincere. Quindi Niko si era armato con un’azza, e Leone stava pronto con un martello d’arme in spalla. Sperava di chiudere l’incontro quanto prima possibile, centrando l’occhio del sicrostro con una freccia, ma non aveva mai avuto una mira buona quanto quella di Dima, e quindi in caso di scontro ravvicinato si sarebbe affidato ai colpi contundenti.
Ma il mostro di cui cercavano le vittime, anche se ci somigliava, non era davvero un semplice sicrostro. Anzi, probabilmente non era nemmeno lo stesso che lo aveva attaccato, ma era comunque piuttosto sicuro che, qualunque cosa li aspettava nella foresta, sarebbe stato più facile sconfiggerla con quelle armi che con una spada.
Un battito d’ali frullò appena alla loro sinistra. Leone tese la corda. Niko lasciò cadere il manico del carretto, afferrando l’azza con entrambe le mani. La freccia fischiò nell’aria e si sentì il suono del suo impatto. Il frullare si fece più frenetico. Niko si voltò per un istante, rivolgendogli appena uno sguardo prima di addentrarsi nella nebbia verso il suono. Al frullare e al suono dei suoi passi si sovrappose uno stridio graffiante. Poi i passi di Niko si interruppero, e dopo qualche lungo istante anche lo stridio e il battito d’ali lasciarono posto al silenzio tombale della foresta.
Niko tornò da lui con un fagiano sotto il braccio e, nella stessa mano, la freccia che Leone aveva scoccato. «Abbiamo la cena,» disse, con un sorriso raggiante, lasciando cadere l’uccello nel carretto e porgendogli la freccia. «Visto? La tua mira è ancora eccellente.»
Anche se era impressionante riuscire a colpire un bersaglio in quella nebbia, a Leone non sfuggì il sangue che colava dalla lama del pugnale di Niko. Non aveva centrato il fagiano in un punto vitale — probabilmente gli aveva ferito un’ala — e per questo Niko aveva dovuto porre fine alle sue sofferenze con un taglio sul collo, le cui piume bianche adesso erano tinte di un rosso simile a quello che gli contornava gli occhi già vitrei. Questa imprecisione sarebbe andata bene se fossero stati semplicemente a caccia, ma se sperava di centrare il sicrostro nell’occhio…
In ogni caso, non volle smorzare il suo ottimismo. Ne avevano entrambi bisogno. «È tutto tuo se lo vuoi. Io sono più bravo a cacciare la selvaggina che a cucinarla,» rispose. Incoccò di nuovo la stessa freccia, e gli fece cenno col capo di proseguire.
«Magari quando Maia tornerà a Colle possiamo convincerla a prepararlo,» Niko annuì, riprese il manico del carretto e proseguì.