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9 - Teratologia 🛡️ | 11 - Marchio 🛡️


Musica ascoltata durante la stesura:

https://youtu.be/4kOEdoP6-nE?si=Xnh6lNL_8EP9VVl0

https://youtu.be/TqTMxx9goDg?si=Sgy5ho6I8cTQkcvf

Inoltre, ringrazio Kolly e Alberto per avermi intrattenuto streammando il remake di Silent Hill 2.


Mi piacerebbe aiutarvi, ma uno dei principi fondamentali della Zhuqiao è la libertà. Perciò sono fermamente convinta che, così come vostra figlia deve essere libera di viaggiare dove vuole per sposare chi vuole, i Brumonesi devono essere liberi di scegliere da chi vogliono essere governati e come.


«Allora?» La donna insistette. «Il tuo nome.»

Maia iniziò a sentirsi il cuore in gola, e a ogni battito le sembrava che il retrogusto pungente della pozione le irritasse tutto, dalla bocca fino allo stomaco. Ma la signora Messerli — o chi per lei — non aveva controllato l’efficacia della pozione.

«Il veleno potrebbe essere inerte, visto che non l’avete testato,» osservò cautamente Maia.

«Quindi non è la prima volta che vieni interrogata,» la signora abbassò lo sguardo sulla spada al suo fianco e gli angoli delle sue labbra si sollevarono in un sorriso sornione. «Me lo sarei dovuta immaginare. Poco importa,» sollevò le spalle. «Ti garantisco che funziona. Ovviamente sei libera di non credermi, ma vuoi rischiare di mentire?»

Non voleva, né ne aveva bisogno. Tutto ciò che aveva fatto di male era stato cogliere una nespola dal frutteto di fronte alla villa. Eppure Maia si sentiva comunque riluttante a condividere il suo nome con la donna. Temeva lo avrebbe immediatamente rivelato alle guardie di Poggio Picca.

«Hai il diritto a non dire nulla che ti incriminerebbe,» proseguì subito la donna, impedendole di soffermarsi a pensare troppo a lungo. «Ma sappi che se ti rifiuti di parlare con me, allora lo interpreterò come un’ammissione di colpevolezza, e farò sì che i gentiluomini in caserma vengano immediatamente informati.»

Ma la signora pareva essere pienamente intenzionata a tenere Maia in scacco a prescindere dalla sua collaborazione, e quindi Maia decise di provare quantomeno a rimandare la sua probabile visita al carcere di Poggio Picca.

«Mi chiamo Maya Rivera,» si presentò, cercando di ignorare la maniera in cui il suo stomaco si stava attorcigliando.

«Maya Rivera…» Ripeté la signora, come se quell’accostamento di sillabe non fosse possibile. «Questo cambia tutto: sei la sottosegretaria di Colle degli Elci, giusto?»

«Non credo di esserlo più. Ma di sicuro lo ero fino a ieri sera, sì,» rispose, chiedendosi perché mai quella donna aveva riconosciuto il suo nome.