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(Se non ti va di decifrare il testo Brumonese, trovi la traduzione nell’alt-text)
C’era una volta un alchimista di Castro Cristallo, che desiderava una pietra filosofale per diventare immortale. Stanco di passare ore e ore in laboratorio a miscelare zolfo e mercurio in ampolle di vetro, si recò al tempio ad implorare aiuto ai Doni. Poiché ciò che cercava era una pietra, pensò di rivolgersi ai Doni della Terra.
«Oh Doni della Terra, ho bisogno del vostro aiuto,» pregò, genuflettendosi. «Dove posso trovare una pietra filosofale?»
I Doni apparvero ai suoi occhi come tanti fuochi fatui neri, che lo circondarono. L’alchimista si sentì schiacciato dal loro peso. «Perché dovremmo accontentare la tua richiesta?» Chiesero in coro.
«Perché desidero creare nuovo oro e argento,» mentì l’alchimista. «Così che ai maghi non manchi mai più l’elettro.»
«Possiamo aiutarti,» dissero i Doni. «Ma bada: la tua avidità sarà la tua fine,» avvisarono.
«Vi ringrazio,» rispose l’alchimista, contento di essere riuscito ad ingannarli. «Dunque ditemi. Cosa devo fare?»
La luce dei Doni si fece più intensa, e a terra, appena davanti alla fronte dell’alchimista, comparve una pietra a forma di uovo. Era nera e lucidissima, più o meno grande quanto un pugno. «Porta questa pietra dai Doni dell’Aria. Convincili ad aiutarti come hai convinto noi, e poi fai lo stesso con i Doni dell’Acqua. Ma fa’ attenzione: i Doni dell’Aria sono dei bugiardi e proveranno a raggirarti.»
L’alchimista prese la pietra, ringraziò ancora una volta i Doni della Terra e si mise in viaggio.
Cammina cammina, egli arrivò fino a Poggio Picca. Scalò i Picchi Erosi, fino a quando non giunse sulla vetta più alta, che i venti avevano sferzato fino a renderla piatta, e si inginocchiò.
«Oh Doni dell’Aria, ho bisogno del vostro aiuto,» disse, porgendo al cielo la pietra nera. «Desidero una pietra filosofale.»
I Doni dell’Aria apparvero ai suoi occhi come tante lingue di fiamme gialle, che gli scorrevano tutte attorno. L’Alchimista si sentì mancare l’aria. «Eppure ti sei rivolto ai Doni della Terra prima di noi. Perché dovremmo accontentare la tua richiesta?» Chiesero in coro.
«Perché desidero realizzare una panacea,» mentì l’Alchimista. «Così che nessuno debba mai più soffrire per le malattie.»
«Possiamo aiutarti,» dissero i Doni. «Ma bada: la tua avidità sarà la tua fine,» avvisarono.
«Vi ringrazio,» rispose l’alchimista, contento di essere riuscito ad ingannarli. «Dunque ditemi. Cosa devo fare?»
La luce dei doni si fece più intensa, e la pietra si sollevò in aria. Un bagliore l'avvolse, e quando ritornò in mano all’alchimista era diventata gialla come il citrino, e sembrava fatta di granelli di sabbia, come un pezzo di arenaria. «Porta questa pietra ai Doni del Fuoco. Convincili ad aiutarli come hai convinto noi.»