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Prologo - “Evelina” ❤️‍🔥 | 2 - Vestale 🛡️


Capitano Varley,

Ciò che sta succedendo in Brumonia è inaccettabile.


Quando Maia era giunta a Colle degli Elci quasi nove anni prima, la città aveva già firmato la propria resa incondizionata al nascente Regno di Brumonia. E se all’inizio aveva provato astio nei confronti del nuovo re, adesso la giovane donna era semplicemente grata di poter vivere nella relativa pace della vita agreste. Pace “relativa” perché Maia se la sarebbe goduta molto di più senza le lagne della donna anziana che la osservava zappare il campo.

«Un tempo le donne erano le regine di Colle degli Elci,» si lamentava, agitando pigramente il proprio ventaglio in legno laccato.

Mancavano ancora diversi mesi all’estate, ma quella giornata era bollente come il deserto nell’estremo Est. Maia avrebbe desiderato tanto un cappello di paglia con cui proteggersi dal sole, ma da quando nell’alta società si era diffusa la moda di bere attraverso gli steli della paglia per non sporcare i calici di rossetto, a malapena ne era rimasta a sufficienza per metterla sul fondo delle stalle dei loro equidini. Se non altro con il tramonto imminente l’aria si stava rinfrescando.

«Nel senso che non sarei stata io a concimare il terreno?» Maia scherzava, e le dava corda. Aveva sentito centinaia di volte le sue proteste sulle politiche di re Eldrick — e in effetti era diventato piuttosto semplice capire perché i Colligiani pensassero che il re non ne sapesse nulla di coltivazione — ma almeno la aiutavano a distrarsi dal tanfo tremendo di uova marce.

«Oh, bimba, quello lo avrei comunque fatto fare a te,» la donna rise. «Tu piaci molto ai Doni del grano. Sono sicura che crescerà bene.»

Maia si fermò per sollevare lo sguardo verso di lei. La donna aveva i capelli completamente grigi, ordinatamente raccolti in una retina di pizzo bianco, e si sedeva su una sedia a dondolo scricchiolante con le lunghe gambe accavallate. Nonostante i quasi 70 anni di età, le rughe non erano molto prominenti, e tutto di lei, dalla maniera in aveva abbinato il vestito smeraldo alla laccatura verde del ventaglio, al suo portamento e alla sua compostezza, suggeriva che dovesse essere stata molto bella da giovane. Molto bella e potente. Anche se la sua influenza non era affatto diminuita con l’età.

«Nonna,» disse Maia, con tono ammonitore, «non dovresti parlare dei Doni.»

Nonna Lavi chiuse il ventaglio con un gesto, e lo usò per puntare tutto attorno a sé. «Ti preoccupa che qualcuno mi senta?»

La villa di Nonna Lavi era piuttosto isolata dal resto delle altre abitazioni. Inoltre, di solito i Colligiani annaffiavano all’alba, per evitare lo stress termico alle radici delle piante, e quindi per quest’ora si erano già ritirati nelle proprie dimore. Era pericoloso rimanere fuori col buio.

«Leone ti ha fatto diventare troppo paranoica,» sospirò Nonna Lavi. «Bah. A casa mia dovrei poter parlare di quello che mi pare. È una delle tante maniere in cui noi donne non siamo più le regine di Colle. Anche se non posso dare la colpa a lui — lui cerca solo di insegnarti a difenderti.»

«Ma lo fa nel modo sbagliato,» Maia la precedette, continuando a mescolare nel terreno il concime puzzolente.

«Ma lo fa nel modo sbagliato, proprio così,» concordò Nonna Lavi. «Una ragazza bella e capace come te non dovrebbe agitare una spada da lato. Dovrebbe occuparsi delle arti e della comunità.»

«Combattere è un’arte, e un modo di occuparsi della comunità,» Maia ribatté, soffermandosi a sfiorare per un attimo l’elsa della spada appesa alla sua cintura.

«Immagino che se fossimo regine potresti dedicarti alle arti che preferisci, anche se non sono particolarmente femminili,» concesse Nonna Lavi, riaprendo il ventaglio per tornare a farsi aria. «Ma tu preferisci davvero la spada al telaio o alla penna?»