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Musica ascoltata durante la stesura:
https://youtu.be/3g25zoDtg3c?si=OtAa5C_tW1DbxbMG
https://www.youtube.com/watch?v=VyTFQ1Z9un0
Io stessa ammetto di trovarlo un po' difficile da credere, ma, viste le notizie che ci arrivano oltremare, penso che concorderete ugualmente con me: tentare di “ripristinare la democrazia” nel Regno di Brumonia sarebbe ben più dispotico di lasciare che gli isolani risolvano da soli i loro problemi.
Superate diverse porte e un pianerottolo con due rampe di scale — una che saliva e una che scendeva — Maia pensò che la villa doveva essere molto più grande di quello che aveva immaginato guardandola dall’esterno.
Petronella l’accompagnò attraverso l’androne, in fondo al quale le attendeva un pesante portone in legno, gemello identico di quello all’ingresso, lasciato socchiuso. Da quello spiraglio un fascio intenso di luce schiariva il tappeto grigio in lana intrecciata. Avvicinandosi, Maia notò che era scolorito proprio nel punto illuminato dalla luce. Evidentemente che quell’uscita rimanesse semiaperta era un’occorrenza usuale.
«Tranquilla, non prenderemo troppo sole,» disse Nella, stringendole il braccio con fare rassicurante. «Anche perché penso che saliremo a Poggio nel pomeriggio, e ci prenderemo tanto di quel caldo che ci basterà per i prossimi tre giorni,» sospirò, aprendo la metà del portone con una tirata convinta.
Maia varcò assieme a lei la soglia, e per qualche istante si concesse di ammirare la bellezza di quel giardino. Appena davanti a loro si apriva uno spiazzo piuttosto ampio, circondato da siepi e giovani alberi di mimosa, sfioriti da poco e potati ancora più recentemente. La fila di arbusti di pittosporo era costeggiata da un pavimento in lastre di pietra marroncino chiaro e da dalle panche in marmo bianco venato di grigio che vi erano state posate. Ad occupare il centro vi erano due fontane, le cui vasche erano scolpite dallo stesso marmo bianco delle panche. A Maia non sembrò di vedere alcuna traccia di Evelina, ma Nella non pareva affatto preoccupata, tanto che si mise a chiacchierare con lei mentre continuava a passeggiare lentamente.
«Forse già lo sapevi, o forse lo avrai intuito dalle parole di mia figlia: la nostra fonte di reddito principale è la produzione del vino,» disse, indicando i filari di viti che si intravedevano oltre gli alberi di mimosa. «Abbiamo più o meno un migliaio di ettari di vigna.»
Praticamente un latifondo. «Dev’essere piuttosto impegnativo occuparsene,» disse Maia. «Questa è la stagione della potatura, no?»
«Sì,» sospirò l’altra. «Pensa: le viti sono talmente capricciose che in questo periodo piangono,» scherzò. «Ma se devo essere onesta la parte peggiore è quella amministrativa. Se solo penso a quando arriverà la stagione delle tasse…»
«Non pensavo che la vostra famiglia le pagasse,» ammise Maia. «Né io né Nonna l’abbiamo mai fatto.»
«Be’, naturalmente,» Nella arricciò il naso. «Sicuramente vi detraevano dallo stipendio le lire che avreste dovuto versare al governo. Lo fanno anche con i nostri stipendi da Deputato e sottosegretaria, ma noi veniamo tassati anche sulle nostre coltivazioni,» disse, indicandole il bordo della fontana, su cui si sedette.
In verità Maia non era completamente sicura che si trattasse di fontane, visto che le loro vasche, una circolare e una quadrata, erano vuote. Lo intuiva solo per via delle sculture al loro centro.
La prima, quella al centro della fontana tonda su cui era seduta Nella, era un drago — o forse una viverna? Non ricordava la differenza — arroccato sul capitello di una grossa e bassa colonna, parzialmente spaccato dalla pressione dei suoi artigli. Con le ali spalancate come se fosse appena atterrato, pareva ruggire verso la vasca ai suoi piedi. Sicuramente, quando la fontana entrava in funzione, era dalla sua bocca che sgorgava l’acqua. Maia si ricordò delle storie di Zio Leo sulla Vestale, e si chiese che aspetto doveva aver avuto Nonna Lavi mentre lanciava quegli incantesimi.