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12 - Finezza 🌾 | 14 - Mura 🌾


Musica ascoltata durante la stesura:

https://www.youtube.com/watch?v=NwgHHE6Wr-c&t=687s

https://www.youtube.com/watch?v=gtmfQZizs1g

https://www.youtube.com/watch?v=m5fkKT-klPs

https://www.youtube.com/watch?v=QyAi58345vE


Forse saprete che Castro Cristallo è sotto assedio navale. Vi confesso che ho ricevuto richieste di aiuto da entrambi i lati del conflitto, ma non ho intenzione di immischiarmici, e lo dico proprio perché la mia memoria delle recenti guerre è migliore della vostra.


Prima della caduta di Castro Cristallo, ma soprattutto prima della presa di Roccia del Drago, Leone aveva spesso accompagnato Lavinia in Senato. Anche se la Signora di Colle non aveva bisogno della sua protezione, visto che avrebbe potuto incenerire un uomo con un solo gesto della mano, ufficialmente era il suo guardaspalle. Nella pratica farle da guardia del corpo voleva dire distribuire liberamente e liberalmente occhiate minacciose a tutti, anche se erano comunque di meno di quelle che avrebbe voluto lanciare Lavinia.

All’inizio Leone l’aveva detestato come lavoro. Non solo quella mansione lo teneva lontano da Altea, non solo era un compito di cui si sarebbe dovuto occupare il suo superiore — visto che all’epoca non era nemmeno Sergente — ma anche Lavinia sembrava trovare quei viaggi odiosi. Col tempo, poi, aveva imparato ad apprezzarlo, accogliendo con piacere quelle occasioni di conoscere meglio il proprio paese e di essere messo in mostra dalla Signora di Colle, perché avere un guardaspalle era e continuava ad essere un segno di gran prestigio.

Leone poteva solo sperare che Greta, seduta accanto a lui nella carrozza, avrebbe cambiato idea sul viaggio più velocemente di quanto aveva fatto lui, magari entro il tramonto.

Non era stata affatto contenta quando, tornato all’ospedale in seguito al colloquio coll’Astore, Leone, oltre ad averle chiesto qualcosa per sopportare più facilmente il dolore, l’aveva anche informata che l’indomani doveva partire a Riva del Vento con lui. Nemmeno Leone era stato felice di privare l’ospedale di una delle sue dottoresse, specialmente perché Niko non si era ancora svegliato, ma se la votazione richiedeva — come sospettava — di leggere e scrivere, allora aveva bisogno di qualcuno di cui si poteva fidare, di qualcuno che, se vacillava, gli avrebbe ricordato ciò che avrebbe fatto Lavinia.

«Secondo te quale riforma verrà proposta?» Sussurrò Greta, dando forma alla domanda che era aleggiata nell’aria da quando Leone le aveva detto dell’imminente votazione. La sua voce era appena udibile sopra al cigolio delle ruote del calesse e al suono del terreno sotto le zampe artigliate dell’equidino che lo stava trainando.

Leone reggeva in mano le redini dell’animale, e teneva lo sguardo fisso davanti a sé, sull’Astore che li precedeva a cavallo. Era distante una buona ventina di metri, e visto che aveva insistito per non portare con sé una scorta, né lui né nessun altro sarebbe riuscito a sentire la conversazione di Leone e di Greta. Tuttavia, anche Leone provò il bisogno di risponderle con voce bassa. «Non lo so, ma dubito che il Re abbia improvvisamente deciso di darci più diritti,» disse. «Non può essere nulla di buono.»

Non si era soffermato a pensarci fino a quel momento, ma l’avversione dell’Astore all’essere accompagnato da una scorta era inconsueta. L’unica altra volta in cui Leone l’aveva visto circondato dai suoi uomini era stata la mattina in cui aveva arrestato Lavinia. Se si fosse trattato di un’altra persona, Leone avrebbe detto che era un’abitudine pericolosa, ma — era inutile prendersi in giro — non c’erano molti banditi disposti a rischiare di incrociare le proprie spade coll’Astore.

«Credi che lui ne sappia qualcosa?» Proseguì Greta.

«Se sì non mi ha detto nulla,» rispose Leone. «Ma non penso. Altrimenti mi avrebbe già istruito su come votare, visto che dice di avermi nominato per esaudire le sue richieste.»