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2 - Vestale 🛡️ | 4 - Astore 🌾


Se aveste un briciolo di buon senso, dichiarereste il Regno di Brumonia uno stato illegittimo, e cerchereste di aiutare i vostri alleati storici a ripristinare la democrazia.


«Per favore, Niko,» implorò Maia. «Devo vederlo.»

Dopo aver consegnato la barella con Zio Leo ai dottori dell’ospedale, la giovane guardia aveva ordinato al resto degli uomini di tornare a fare i propri lavori o di rientrare a casa. Poi si era messo fermo a braccia incrociate davanti all’ingresso, impedendo che Maia passasse.

«Credi che io non voglio vederlo?» Niko fece un lungo sospiro.

Non era troppo più vecchio di Maia, forse qualcosa come cinque, sei anni, ma aveva già l’aria di un uomo maturo: erano diversi anni che aveva iniziato a farsi crescere la barba, e che teneva i capelli rossicci e lisci piuttosto corti — molto di più di quanto andasse di moda fra gli altri suoi coetanei.

Nonostante la giovane età, Niko si era conquistato a colpi di lancia il secondo posto in comando. Tecnicamente era lui Sergente di Colle degli Elci, mentre Zio Leo era il Primo Sergente, nonostante ai Colligiani piacesse omettere quella parte del suo titolo. Maia aveva valutato la possibilità di provare a sfidarlo a duello per giocarsi il diritto di passare, ma oltre a non essere sicura di vincere, aveva rapidamente concluso che non fosse il caso di creare altra confusione proprio fuori dall’ospedale. Doveva riuscire a convincerlo in qualche modo, e purtroppo non le venivano in mente modi che non sfruttassero l’attrazione che Niko provava nei suoi confronti.

«E allora entriamo insieme, no?» Propose Maia, sbattendo le ciglia. Si sentiva viscida come una serpe, ma era disperata.

«Saremmo d’impiccio ai dottori,» rispose Niko, rimanendo impassibile.

«Non lo saremmo,» insistette Maia, facendogli il broncio. «Non ho fatto altro che vedere dottori da quando sono arrivata a Colle. So come non dare fastidio.»

Niko la squadrò lentamente, dall’alto verso il basso. Maia provò un forte senso di disagio nel ricordarsi che era ancora sporca del sangue di Zio Leo e di quello nero del mostro.

«Mi dispiace, ma è comunque un no,» concluse Niko. «Adesso fammi un favore: lasciati accompagnare. Non combineremo niente se passiamo tutta la notte qui fuori, e il Sergente mi ammazzerà se viene a sapere che non sei tornata a casa.»

«Di certo non verrà a saperlo da me,» ribatté Maia. «E poi, Niko, la mia intenzione non era di passare tutta la notte qui. La mia intenzione era di vedere Zio Leo e tornare a casa.»

Niko non le rispose. Scosse semplicemente il capo, e sciolse la sua posizione rigida per allontanarsi dall’ingresso, offrendole il braccio. «Dai, andiamo.»

Col buio l’aria si era parecchio raffreddata, anche se Maia iniziava a percepirne gli effetti solo ora che l’adrenalina l’aveva completamente abbandonata. Aveva percorso tante volte le strade di Colle degli Elci dopo il tramonto, ma in quegli attimi, se guardava troppo intensamente le ombre tremolanti proiettate dalle torce, le sembrava di rivedere le piume del mostro, e scambiava ogni scintilla per i suoi occhi maligni. Un brivido le percorse la schiena. Forse farsi accompagnare a casa e darsi una ripulita non era un’idea così malvagia.

«Va bene,» sospirò Maia, intrecciando il proprio braccio al suo. «Andiamo.»

Ma riuscirono a muovere solo qualche passo verso la strada del ritorno che Maia sentì le porte dell’ospedale aprirsi alle sue spalle.