Torna a L’Inno del Braciere.
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Musica ascoltata durante la stesura:
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E se gli altri governatori delle nazioni Valduriane fossero abbastanza lungimiranti, si renderebbero conto che la vostra inerzia è voluta. Se fossero avveduti vi avrebbero già dichiarato guerra.
All’inno di Sylion, Colle degli Elci già brulicava di persone. Maia le osservava a distanza di sicurezza, dalla stradina laterale in cui si affacciava l’ingresso di casa sua, e si intratteneva ascoltando spezzoni delle loro conversazioni. Gli attacchi di mostri erano sempre un argomento molto discusso, per quanto macabro, quindi era naturale che la visita in ospedale di Zio Leo, del Sergente, fosse sulle bocche di tutti. Maia avrebbe solo voluto che quegli sconsiderati abbassassero un po' la voce mentre criticavano aspramente l’incapacità del re nel gestire gli attacchi. Le loro erano accuse ingiustificate: che avrebbe dovuto fare il re, a Riva del Vento, per migliorare la situazione nella loro foresta? E anche se il re avesse davvero potuto aiutarli, al posto di quei pettegoli Maia se ne sarebbe stata zitta. Se le voci erano vere, le persone con la lingua un po’ troppo lunga rischiavano un viaggio di sola andata per il carcere di Poggio Picca.
Spero solo che nessuno mi chieda mai di fare nomi, pensò Maia. Perché dovrei puntare il dito contro mezza città.
Certo, non ce ne sarebbe stato alcun bisogno se solo Niko fosse stato in orario. Le aveva promesso che avrebbe cercato di non farla “attendere troppo”, ma Maia ormai lo conosceva abbastanza bene da sapere che non poteva fare affidamento sulla sua puntualità.
Prima di uscire di casa ne aveva approfittato per stendere il rapporto sull’attacco che Nonna Lavi le avrebbe sicuramente chiesto. Era stata orrendamente lenta, ripetendo le frasi a bassa voce prima di imprimerle sulla carta, per assicurarsi che, pur essendo mezza addormentata, non stesse scrivendo alcuna baggianata. Si era anche presa una pausa nel mezzo, attendendo che la sua testa si liberasse un po’ dagli echi delle note sovrapposte dell’inno di Sylion, e ciononostante, non solo Niko non aveva ancora bussato alla sua porta, ma adesso stava continuando a farla attendere.
Non era entusiasta della giornata che l’aspettava. Nel corso della notte, il vento aveva ricoperto il cielo di Colle con una spessa coltre di nuvole che presagiva una brutta pioggia, e il suo parasole cerato era ancora rotto dagli ultimi temporali dell’inverno. Mentre pensava che forse avrebbe dovuto almeno prendere un mantello, Niko comparve oltre l’angolo.